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10 Cloverfield Lane: Recensione

di

 

Is There Anybody Out There?

Michelle è una giovane donna in fuga dalla casa dove viveva con il fidanzato, per una lite di cui non sappiamo (non importa) il motivo. Mentre guida a rotta di collo nella notte, lungo una provinciale fuori mano, viene colpita da qualcosa di imprecisato e finisce fuori strada. Quando si risveglia ha una flebo al braccio e una catena alla gamba. Si trova in un bunker sotterraneo e a tenerla prigioniera è Howard, un omaccione inquietante, che per calmarla le spiega che il mondo esterno non esiste più, spazzato via da un attacco di forze sconosciute, forse aliene, e che solo nel suo rifugio sotterraneo c'è la salvezza.

Difficile da credere, vero? Anche se l'unico altro ospite conferma la verità su tutto, un ragazzo del posto non troppo sveglio, che ha aiutato l'uomo a costruire il rifugio. Dopo un avvenimento che sembra confermare i foschi avvenimenti, Michelle si rassegna a questa forzata convivenza, in un ambiente tutto sommato confortevolmente retrò. Perché Howard si è preparato da tempo e ha riempito di molti confort il poco spazio a loro disposizione. Ma qualcos'altro rimescolerà le carte. Forse Howard è davvero l'orco che sospettavamo, forse si deve davvero cercare di uscire per vedere cosa c'è fuori dalle finestrelle blindate delle due uscite in superficie. Forse fuori c'è un destino peggiore che dentro. O no. Cosa fare? Chi sarà il mostro promesso dal prode J.J. Abrams, mente produttiva dietro il progetto? La recluta Dan Trachtenberg dirige una storia scritta da altri due quasi esordienti, Josh Campbell e Matthew Stuecken, alla cui sceneggiatura ha messo mano anche il Damien Chazelle di Whiplash. Senza questo "padrino", 10 Cloverfield Lane potrebbe essere un semplice, piccolo film indipendente (è costato solo 15 milioni di dollari), che mischia con successo thriller a horror e fantascienza, un mistery che rimescola le carte più di una volta, girato quasi tutto all'interno di una cantina bunker, con soli tre personaggi e pochi effetti speciali. E senza quel titolo, avrebbe pure lasciato lo spettatore più dubbioso sulla conclusione (che in qualche modo ricorda la stupefazione finale di The Mist). Il film si avvantaggia di un attore eccezionale come John Goodman, sempre splendido quando può venare di minaccia la sua apparente bonarietà. Bello il personaggio femminile di Mary Elizabeth Winstead, ragazza in costante fuga, una Ripley indomita (data anche la vaga somiglianza con la storica Sigourney), una Sarah Connor che cerca il suo destino e forse lo troverà. E così il finale può suscitare una riflessione, anche attualissima: in circostanze avverse, cosa fare? Nascondersi sottoterra e aspettare che passi o cercare una via di fuga e reagire? " Soffrire i colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine"? Lo diceva già nientedimeno che Shakespeare, da non credere.

 

avvincente

7